La crisi e le soluzioni
- Scritto da Daniele Dott. D'Ambrosio
È in atto, si sa, una profonda crisi economica che investe tutto il pianeta ed è palese lo sforzo globale per trovare le soluzioni per fronteggiarla.
Se le cause di questa congiuntura sfavorevole sono da ricercarsi anche, e soprattutto, in una “degenerazione” del sistema finanziario e speculativo dovuta ad erronee valutazioni e speculazioni dei principali Istituti di credito mondiali, se le politiche atte a fronteggiare i sintomi della crisi devono necessariamente essere di respiro internazionale, è pur vero che alle singole autonomie territoriali è lasciato l’onere di mettere in atto le giuste migliorie del sistema locale per fronteggiare gli effetti della crisi.
In questa ottica ogni Regione ed ogni distretto produttivo locale in generale, deve massimizzare la capacità di produrre ricchezza sfruttando le proprie attitudini e le proprie risorse.
Il distretto campano, ed in particolare quello napoletano, annovera tra i suoi fattori produttivi più importanti sicuramente quello turistico, legato alla bellezza ed alla storicità dei suoi luoghi ed il periodo estivo, con la stagione balneare appena conclusa, è il frangente temporale di riferimento per gli operatori del settore. Non credo che questa opportunità sia stata ben spesa.
La stagione si è inaugurata con la protesta dei dipendenti del depuratore di Cuma culminata con lo sversamento di tonnellate di liquami su tutto il litorale flegreo. La conseguenza di questo atto criminale è stata la contrazione del turismo in tutto il territorio interessato dal fenomeno dell’inquinamento; stabilimenti balneari vuoti, case e strutture ricettive sul litorale flegreo e domizio rimaste vuote, riduzione di tutte le attività commerciali stagionali legate al turismo della zona.
Se il territorio interessato dallo sversamento dei liquami di Cuma è, storicamente, interessato dal turismo napoletano e casertano e la contrazione dei consumi che ne è conseguita dovrebbe essere superata con il ripristinarsi della fiducia della popolazione locale (che purtroppo ha memoria storica breve), cosa pensare di quanto accaduto ad Ischia ed a Capri?
Le isole del Golfo sono per noi un biglietto da visita internazionale, e quelli che dovrebbero essere i nostri fiori all’occhiello possono rapidamente trasformarsi in un veicolo di “diffamazione” della nostra immagine in tutto il globo con ripercussioni sull’economia generale di portata pluriennale e catastrofica.
Se abbiniamo agli episodi di inquinamento delle acque e di problemi di approvigionamento elettrico delle isole, un trattamento economico del turista, straniero, italiano o campano che sia, spesso non in linea con la qualità dei servizi offerti dagli operatore, emerge un quadro inquitante della situazione.
Gli episodi di inquinamento da rifiuti sono, nella maggior parte dei casi, avvenuti ad opera degli stessi operatori economici locali; è come se uno di noi decidesse di buttare la spazzatura nel proprio salotto. Le malvessazioni economiche operate a danno dei turisti fanno riflettere su quella che è stata la soluzione alla congiuntura sfavorevole data dalla maggior parte degli operatori: spremere fino all’osso chiunque fosse a portata di mano a nulla rilevando se il cliente-preda l’anno venturo dovesse ritenere, a giusta ragione, di cercare ristoro presso lidi diversi e lontani.
Le Istituzioni devono vigilare e sorvegliare il territorio, ma cosa possono fare contro la miopia e la ottusità del singolo cittadino, non riusciamo a volerci bene, non riusciamo ad avere una ottica di medio e lungo periodo, preferendo sempre il tutto e subito a danno di un progetto di medio e lungo raggio.
Non si adducano poi sempre gli stessi problemi di camorra, di inefficienza degli apparati di governo locali, di mancanza di fondi. Chi è causa del suo male pianga se stesso.
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