Venti ed oceani, la sfida dell

  • PDF

Imbrigliare la forza dei venti per ricavarne energia pulita ed a costo zero. Un obiettivo al quale da sempre puntano ricercatori e scienziati. La prospettiva è ancora più allettante se si parla di venti che soffiano sugli oceani, un immenso campo di produzione di energia, appetibile e illimitato. Per raggiungere questo importante traguardo i ricercatori della Nasa hanno ‘mappato’ le aree oceaniche ritenute idonee allo scopo.

Gli studiosi si sono basati sui dati raccolti negli ultimi dieci anni dal satellite QuickScat che rivelano quali zone potrebbero essere maggiormente sfruttate. Il satellite in questione, in orbita dal 1999, è capace di registrare sia la velocità sia direzione e forza dei venti che spirano sulla superficie degli oceani; in effetti, il metodo è similare a quello utilizzato per prevedere le tempeste e migliorare l’acutezza delle previsioni meteo. L'energia eolica, spiega Paul Dimotakis del Jet Propulsion Laboratory della Nasa a Pasadena, potrà fornire il 10-15% del fabbisogno energetico mondiale. Se le aree oceaniche battute dai venti più forti venissero dotate di impianti eolici, ricordano gli esperti Nasa, potrebbero generare 500-800 watt per metro quadrato. Mappe dettagliate delle aree oceaniche interessate potrebbero essere usate per pianificare la costruzione di impianti eolici galleggianti che, a parere degli esperti, con le nuove tecnologie potrebbero comportare addirittura un minore impatto ambientale rispetto a quelli costruiti sulla terraferma.

Anche l’Italia nel suo piccolo intende sfruttare la potenza del Mediterraneo e del suo vento. Il più grande progetto dello stivale è stato proposto a Tricase, in provincia di Lecce: in un’isola di mare triangolare dell’ampiezza di cinque km e alla distanza di 20 dalla costa saranno posizionati 24 generatori, per una potenza di 90 megawatt.

Una opportunità per il Salento che si sta muovendo in tale direzione, un primo tentativo era già stato portato avanti dal Molise con scarsi risultati. La giunta regionale molisana aveva infatti posto il veto alla realizzazione di un parco eolico offshore di 54 pale da impiantare in pieno Adriatico nell’area tra Vasto e Termoli. Tra gli oppositori anche un politico molisano, l’allora ministro delle infrastrutture Antonio Di Pietro.

A tale rinuncia già a suo tempo non si fece attendere il malcontento delle associazioni ecologiste storiche, come Legambiente e Greenpeace, favorevoli al progetto, "Bloccarlo è un'assurdità – a parere delle associazioni – che sembra nascere dall'ignoranza su cosa sia veramente una centrale di questo tipo”.

Progetti ambiziosi che, come ogni innovazione rivoluzionaria, vanno avanti tra accelerate e rallentamenti, tra scetticismo e entusiasmo. Idee e proposte che però, seppur con difficoltà, segneranno il progresso verso un mondo più pulito ed a misura d’uomo.

di Fiorella Anzano