Dove siamo e dove vorremmo andare

  • PDF

L'anno nuovo porta rilevanti novità per l'Omega. L'associazione infatti cresce e inizia ad espandersi. Non nuovi sono infatti i “germogli” che si trovano a Roma e a Milano, ma con orgoglio possiamo affermare che sabato 5 ci sarà la prima riunione “europea” dell'Omega, cui parteciperanno oltre l'Omega Napoli, anche la neonata Omega Bari e si inizia già a parlare dell'Omega Parigi. Contiamo entro fine anno di far fiorire tutti germogli.

L'anno appena trascorso è stato non meno ricco di soddisfazioni. Infatti abbiamo visto l'Omega arrivare sino al Parlamento Italiano, ospite della Commissione Cultura, assieme ad Arturo di Corinto dell'Università La Sapienza di Roma, Umit Uygur dell'Hacklab di Cosenza e a due ospiti d'oltreoceano: Richard Stallman e Bruce Parens, che hanno brillantemente illustrato i benefici, in tutte le loro varie sfaccettature, del software libero. Duole però accorgersi che per quanti passi in avanti si facciano, se ne fanno sempre di più indietro: il 13 febbraio di quest’anno il Consiglio comunale di Napoli, approvava un ordine del giorno che «impegna sindaco e giunta a predisporre le opportune azioni e proposte per accedere al fondo per il sostegno agli investimenti per l’innovazione negli enti locali, attivando la sperimentazione delle applicazioni software a codice aperto; ad utilizzare le stesse per la digitalizzazione del Comune di Napoli». Già pronti i titoli dei giornali: Napoli all’avanguardia, Napoli che sperimenta gli open source, il Comune che risparmia soldi e ottiene finanziamenti per ammodernarsi. Niente di tutto questo. La decisione del Consiglio resta sulla carta. Anzi, il 19 luglio 2007, l’assessore Donata Rizzo D’Abundo, titolare della delega alle reti telematiche, presenta una delibera per un accordo con la Microsoft. Intesa che non solo prevede un esborso di circa un milione di euro per programmi e licenze, ma anche un impegno di durata pluriennale e bonus per i dipendenti.

Secondo i responsabili del Comune di Napoli, la ragione di questa inversione di rotta è la solita scusa trita e ritrita che è un processo difficile da inserire, che serve una seria formazione del personale che dovrà utilizzare i nuovi programmi, che occorrerebbe aggiornare l’intero parco informatico del Comune che utilizza un codice privato, che non è possibile attuare il passaggio ai programmi liberi con rapidità, etc etc. Premettendo che non farebbe male ogni tanto far fare un corso di aggiornamento al personale, semmai approfittandone per svecchiarlo un po' ed assumere giovani (più preparati, flessibili e con una maggiore propensione all'apprendimento) ed aggiornare il parco software, mi sembra doveroso accodarmi, in quanto utilizzatore di software libero, ma anche in quanto dottorando in materie di innovazione ed economia, al coro di voci che reputa impossibile sostenere che il passaggio al software libero comporti delle difficoltà tecniche tali da impedire una rapida adozione su larga scala. Anche perché poi ci sarebbe da dover spiegare il paradosso che si verrebbe a creare, essendo il software libero utilizzato da amministrazioni italiane, europee e di tutto il mondo (per chi volesse saperne di più in merito basta consultare i precedenti articoli raccolti sia sul nostro sito – www.associazioneomega.org – che su quello del il Denaro), proprio per le sue caratteristiche di facilità d'uso, contenimento dei costi e motore per lo sviluppo economico. A voler essere cattivi, si può eccepire che il software libero ha un unico vero grande difetto, ovvero che ci si deve affidare a persone serie e competenti, difficilmente reclutabili nel parco dei “parenti ed amici”. Aspettiamo di essere smentiti dai fatti.